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Autismo. I numeri danno ragione al percorso diagnostico e terapeutico adottato dall’IdO:
15.11.2011

Redazionale

Sono i risultati che l’Istituto di Ortofonologia di Roma ha comunicato nel convegno che si è tenuto il 12 novembre scorso, al Palazzo dei Congressi.

Sintetizziamo il Comunicato conclusivo dei lavori.

 

In venti anni i casi di autismo sono aumentati in modo preoccupante. Siamo oggi ad un caso ogni 200 ( un tempo, il rapporto era di 1 ogni 1500-2000 bambini)-

La ricerca sull’autismo prosegue in tutto il mondo. Quanto all’origine del disturbo, le ipotesi più accreditate lo riconducono a cause di ordine genetico o neorologico.

lLa possibilità di migliorare la qualità di vita di questi bambini autistici e delle loro famiglie dipende in maniera diretta dal tempismo con il quale si riesce ad effettuare una valutazione e, di conseguenza, dall’adozione di terapie mirate al singolo caso.

Nate e promosse dall'IdO,  due iniziative, dal carattere “innovativo”, sono state al centro del convegno scientifico promosso dall’ Istituto di Ortofonolgia, in collaborazione con la Fondazione Telecom Italia e la casa editrice Magi Edizioni.

 

I due progetti - noti come “Tartaruga” e “La centralità della diagnosi precoce nell’autismo infantile” sono basati su un approccio teorico e terapeutico di tipo psicodinamico, fondato sulla dimensione affettiva-motivazionale che non esclude alcun elemento di sviluppo cognitivo nel bambino autistico e scardina il rigido modello clinico comportamentale di impostazione americana.

Il  cambiamento proposto dall'IdO si basa  sull'individuazione di un diverso deficit primario nel disturbo autistico, da cui poi scaturisce una differente valutazione e terapia. Se finora è stato generalmente considerato come primario il deficit cognitivo, si cambia direzione affermando che primario è invece il deficit affettivo. Questa nuova visione permette all'IdO di passare, nella terapia sull'autismo, da un approccio con predominio della mente (“up-down”) ad un approccio con predominio del corpo e degli stati affettivi (“down-up”). Con il progetto Tartaruga, infatti, l'innovazione introdotta dall'IdO è il principio della centralità del corpo nella relazione che il bambino stabilisce con il mondo e l’attenzione alla sua individualità piuttosto che alle sue sole capacità.

 

Il progetto “Tartaruga” ( attivato a Roma nel 2004).

Centralità- come detto- nella terapia alla dimensione corporea come strumento di comunicazione e di relazione, e alla componente emotivo-affettiva quale elemento fondamentale “nel percorso che il bambino intraprende per uscire dal suo isolamento”.

Il primo obiettivo raggiunto dall’istituto è stato quello di distinguere all’interno della “disomogenea categoria dei bambini con disturbi autistici” due sottogruppi definiti con sintomatologia lieve e severa in base alla gravità dei punteggi ottenuti con le scale standardizzate: Autism diagnostic observation schedule Generic (Ados-G) e Childhood autism rating scale (Cars). Ciò che è emerso in modo sorprendente, grazie alla ricerca, è stata la presenza di intenzionalità nel sottogruppo con sintomatologia lieve, ovvero il fatto che esista la possibilità che il bambino possa comprendere le intenzioni dell’altro. La presenza di intenzionalità è diventata un indice predittivo dello sviluppo cognitivo dei bambini autistici e, grazie all'elaborazione di un nuovo test realizzato dall'IdO, è stata trovata in un numero significativo di soggetti in terapia compresa una certa percentuale di bambini con sintomatologia severa.

Si tratta quindi di una scoperta che  mette “in discussione la 'teoria della mente' come spiegazione della maggior parte delle bizzarrie del bambino con autismo”, mentre  “l’esperienza clinica  evidenzia che lo sviluppo del bambino autistico segue le stesse linee di quello normodotato ma con tempi molto più lenti”.

Tutti i pazienti del progetto Tartaruga sono stati valutati con i test Ados-G e Leiter-R. Quest’ultimo è uno strumento diagnostico indicato per coloro che presentano gravi difficoltà di comunicazione e per cui è necessaria una valutazione che vada oltre le tradizionali scale di intelligenza, che sappia analizzare la sfera socio-emotiva legata alla dimensione propria della percezione, dell’immaginazione e del gioco. “Ciò che è rilevante - afferma la responsabile del servizio Terapia dell'IdO - è la possibilità di far emergere con il test Leiter-R le potenzialità intellettive dei bambini che nelle prime diagnosi valutative erano oscurate. Dopo un periodo di terapia svolto con questi bambini, non solo è diminuita la percentuale di quelli con ritardo mentale, ma siamo riusciti anche a misurare con buoni esiti il quoziente intellettivo di soggetti inizialmente non valutabili” (Le potenzialità intellettive nel bambino autistico, 2011, a cura di Magda Di Renzo, Massimiliano Petrillo e Federico Bianchi di Castelbianco).

Da sottolineare ancora la diversa percentuale di ritardo mentale riscontrata tramite l’uso della Leiter-R nel campione di bambini autistici in terapia presso l’Ido, pari al 44%, cifra che differisce considerevolmente dalla percentuale riportata dal DSM-IV (il manuale clinico internazionale), pari al 75%. Inoltre, su un campione di 79 bambini, che hanno effettuato un percorso di terapia presso l'Istituto tale da consentire un re-test successivo, si è riscontrato un miglioramento della diagnosi per il 75%, ovvero 3 su 4 hanno presentato una sintomatologia meno severa dopo il percorso terapeutico, mentre 19 bambini (24%) sono migliorati a tal punto da uscire dalla diagnosi di autismo.

 

Il secondo progetto dell'Istituto di Ortofonologia, quello su 'La centralità della diagnosi precoce nell’autismo infantile'.

Co-finanziato dalla Fondazione Telecom Italia,  mira ad individuare il disturbo attraverso il coinvolgimento della triade scuola-famiglia-pediatri per sviluppare un filtro iniziale che permetta l’individuazione precoce dei soggetti a rischio.

l’IdO ha attivato questo  progetto nel   marzo 2011. L’obiettivo -spiega Bianchi di Castelbianco,( Direttore e responsabile del Servizio di Diagnosi e Valutazione dell’IdO)-  “è di fornire agli educatori e agli insegnanti gli strumenti necessari per individuare i bambini che avrebbero necessità di essere inviati a specialisti per la formulazione della diagnosi precoce. Mentre per i medici pediatri, miriamo ad aumentare la sensibilità  al tema autismo, vista l’importanza della loro consapevolezza ai fini diagnostici”.

Si tratta di un progetto pilota che  nel giro di pochi mesi ha interessato 60 pediatri, oltre 50 scuole materne e asili nido pubblici e 310 educatori e insegnanti. Su 1.600 protocolli raccolti, di cui 1.100 già decodificati, 8 bambini sono risultati autistici, 74 devono continuare ad essere monitorati pur essendo in assenza di autismo, mentre 31 soggetti devono essere sottoposti ad un approfondimento diagnostico.  (Dati elaborati dall’Istituto, grazie alla collaborazione della Fondazione Telecom Italia e delle diverse società di medici pediatri. Tra queste la Federazione italiana medici pediatri, la Federazione sindacale CIPe SIMPeF, l’UNP Unione nazionale pediatri e l’Accademia internazionale di pediatria)  

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